mercoledì 16 gennaio 2008

Toccata e fuga rossoblù per Floccari e De Ascentis

Toccata e fuga. Semplice racchiudere in tre parole e in una sola espressione le brevi avventure rossoblù degli odierni atalantini Sergio Floccari e Diego De Ascentis. Due avventure effimere, quelle in questione, stroncate sul nascere - o quasi - date le contingenti, drammatiche condizioni in cui il Genoa versava in due dei momenti più bui della sua lunga e tribolata storia: l'intera stagione 2002-03 e la rovente estate del 2005.

Partiamo dalla prima in ordine cronologico, quella che vide sbarcare agli ordini di mister Onofri il non ancora ventunenne Sergio Floccari, giovane virgulto di Vibo Valentia, classe 1981, catapultato in cadetteria dopo una buona annata (10 gol in 33 partite) in C2 con la divisa biancazzurra del Faenza. Già nell'orbita dell'allora patron Dalla Costa dai tempi in cui militava in quel di Mestre, il mediterraneo e brevilineo centravanti andò ad infoltire numericamente un reparto offensivo multietnico e assortito ma assai poco prolifico: a fine anno, gli italici Carparelli, De Francesco e Taddei, il tunisino Mhadhbi e i rumeni Mihalcea e Niculescu andarono infatti a segno in sole 24 circostanze totali, 25 contando anche l'unico centro rossoblù dello stesso Floccari. Quell'unico centro, Sergio lo segnò al “Massimino” di Catania, il 14 settembre 2002, alla prima giornata effettiva di quel campionato partito in ritardo a causa di una riprovevole querelle circa i diritti televisivi. Quell'unica gioia, in 11 presenze complessive tra Serie B e Coppa Italia, si rivelò di contro doppiamente inutile: in Sicilia il Grifone fu sconfitto per 3-2 e nel prosieguo di stagione Floccari non riuscì a sfondare. Esperienza ai minimi termini, altrettanto scarsa confidenza con la rete avversaria: in un Genoa cagionevole di punti-salvezza - passato al duo Torrente-Lavezzini - non era tempo di esperimenti. E così, durante il mercato di gennaio, l'attaccante calabrese fu rispedito in C2 e in Romagna, stavolta al Rimini, dove, con due gol, contribuì alla promozione biancorossa.

Una promozione, poi cancellata dal fallimento del Torino di Cimminelli, l'aveva appena conquistata anche Diego De Ascentis. Era il 30 giugno del 2005 quando, appena svincolatosi dai granata, il lariano mediano scuola-Como sposò la causa del redivivo e neopromosso in Serie A Vecchio Balordo di Preziosi. Aveva ventinove anni ed era nel pieno della propria maturità calcistica: a detta di tutti un rinforzo coi fiocchi, ancora più prezioso perché giunto a costo zero. Peccato, però, che De Ascentis - come del resto l'intera truppa di nuovi acquisti messa a disposizione del neo-tecnico Guidolin - nel Genoa cacciato in terza serie per illecito sportivo non disputò altro che tre amichevoli nel giro di due settimane. Poco più di 180 giri d'orologio, fra il 23 luglio e il 4 agosto 2005, contro Val Stubai, Olimpiacos e Biellese; poi quel biondo centrocampista di quantità fece marameo al girone A della C1, si riprese il suo cartellino e finì, ancora a gratis - chi di parametro zero ferisce, di parametro zero perisce... -, al Livorno di Spinelli, salutando per sempre - come il compagno Floccari due anni e mezzo prima - il rossoblù che aveva appena abbracciato.

Federico Berlingheri
(Il Giornale, 16 gennaio 2008)

domenica 13 gennaio 2008

Promossi & Bocciati di Sampdoria-Palermo

Cassano: Signore e signori, señoras y señores, ladies and gentlemen, Mesdames et Messieurs, Damen hunt Herren: Antonio Cassano. Occorre aggiungere altro? Voto 9

Campagnaro: Fenomenale. Fa specie pensare che un difensore di tale lignaggio abbia gravitato in cadetteria fino allo scorso giugno. Con l’aiuto dei compagni Gastaldello e Accardi (caparbi e concentrati. Voto 7), il numero 16 argentino mette la museruola a clienti difficili come gli avanti siciliani; solo soletto, indietro e in avanti, fa letteralmente ciò che vuole. Chiusure e dribbling, recuperi e sovrapposizioni: da queste parti, El Toro è già un idolo e gli "Hugo, Hugo, Hugo" che si levano dagli spalti lo sottolineano ad ogni affondo. Voto 8

Bellucci: Nono gol - e che gol! - in campionato, decimo stagionale. Il pimpante Ben Stiller blucerchiato apre le danze in modo sontuoso e dispensa classe cristallina ad ogni giocata. Voto 7+

Pieri: Un prova da ricordare per le 200 da professionista. Voto 6,5

Amauri: Emblema di un Palermo spavaldo ma allo stesso tempo impotente di fronte all’intensità blucerchiata. Voto 5

Guana&Migliaccio: Chiedete loro di tamponare, di ringhiare, di mordere le caviglie ai propri dirimpettai. Chiedete loro di arginare la manovra avversaria; chiedete loro tutto, non di costruire gioco e geometrie. L’agonismo non manca ma, i piedi, d’altronde, sono quelli che sono e Simplicio (che dovrebbe alzare il tasso tecnico della mediana rosanera… Ecco, dovrebbe... Voto 4,5) non li supporta. Voto 5

La retroguardia del Palermo: Zaccardo, Barzagli, Biava, Capuano: ossia, due Campioni del Mondo, un centrale bravo ed esperto e un esterno emergente a difesa di Fontana, uno tra i migliori portieri della Serie A. Un reparto che sulla carta parrebbe invalicabile, un reparto che in realtà fa acqua da tutte le parti: i 30 gol incassati sin qui (seconda peggior difesa del campionato) lo dimostrano appieno. Voto 4,5

La legge del 3-0: Sesto tris stagionale, quinto casalingo, senza subire reti. La banda di Mazzarri (partita preparata alla perfezione. Voto 7,5) ci ha preso gusto e non ha alcuna intenzione di finirla qui. Voto 9

Federico Berlingheri
(Goal.com, 13 gennaio 2008)

venerdì 11 gennaio 2008

Il 1999-2000 di tre laziali d'oggi nell'ultimo Genoa del secondo millennio

Tutti insieme, neanche troppo appassionatamente. Genoa 1999-2000: Delio Rossi in panchina, Massimo Mutarelli a sgobbare in mezzo al campo, Christian Josè Manfredini a calcare la corsia mancina. S'intrecciarono nell'ultimo Grifone del secondo millennio le storie di tre laziali di oggi che - escluso, almeno in parte, Mutarelli - in rossoblù transitarono senza lasciare tracce e memorie positive.

Stagione '99-00 - dicevamo -, stagione in cui Gianni Enrico Scerni assunse in prima persona la presidenza dal dimissionario Massimo Mauro. L'ultimo proprietario genoano indigeno, ovvero il patron che sarà ricordato in modo nefasto per l'opinabilissima introduzione di una riga bianca tra il rosso e il blu nello stemma della società, per aver tramutato in un rosso quasi scarlatto i tradizionali calzoncini blu marino e per la cessione del pacchetto azionario a Nube che corre Dalla Costa, ingaggiò il tecnico riminese con l'ambizione di rilanciare la squadra dopo il deludente dodicesimo posto dell'annata precedente. Principale artefice del miracolo-Salernitana - condotta in Serie A per la prima volta nella storia del club campano - ma reduce da un doppio esonero dalla stessa guida granata, il trentanovenne Delio Rossi sbarcò a Genova con entusiasmo e idee fin troppo chiare: si portò in dote un rigidissimo credo tattico d'attacco, offensivista, à la Zeman, perseverandolo con ostinazione in campo e fuori e difeso a spada tratta con modi non sempre pacati, malgrado i risultati tardassero ad arrivare. Un presumin - come si definisce dalle nostre parti - irritante e quasi insopportabile, una pretensione che finì per scontentare un po' tutti, lo spogliatoio in particolare e i senatori in prima linea, mai troppo convinti dei metodi di lavoro del nuovo e giovane mister.

E infatti, dopo un buon avvio nel gironcino di Coppa Italia, il rinnovato Grifone, in cui prezioso si rivelò il contributo del baby incontrista comasco Mutarelli - prelevato l'anno prima dall'Atalanta - e meno, molto meno quello del discontinuo e velleitario moretto mancino Manfredini - acquistato in estate dal Cosenza -, finì per barcamenarsi fin dal principio nelle zone pericolanti della graduatoria. Nonostante un Mino Francioso al solito trascinatore e bomber implacabile, tra una delusione e un'altra - mitigate dal pareggio in extremis firmato Gennarino Ruotolo nel derby del 22 ottobre '99 -, tra i malumori della tifoseria e dell'intero ambiente, la contestazione scoppiò il 5 dicembre al termine dell'1-1 casalingo contro la derelitta Fermana, al punto che Rossi si dichiarò disponibile a rimettere il mandato nelle mani del presidente. Alle parole, però, non seguirono i fatti, perché il “buon” Delio parve risollevare le proprie sorti e quelle del Vecchio Balordo acciuffando due vittorie (a Brescia e in casa col Savoia) a ridosso della sosta natalizia e un'altra (a Marassi contro il Treviso) il giorno della prima Epifania degli Anni 2000. Un fuoco di paglia. La rinata fenice genoana si tramutò ben presto in un'effimera chimera: nelle cinque partite successive (Ravenna, Napoli, Ternana, Vicenza e Pescara), in chiusura del girone d'andata e in apertura di quello di ritorno, il Genoa conquistò soltanto due miseri pareggi, uscì con le ossa rotte (3-1) da una sorta di spareggio-salvezza andato in scena all'“Adriatico” e scivolò al quart'ultimo posto. La vendetta degli ex rossoblù Vukoja e Giampaolo costò cara all'ex pescarese Rossi, a cui venne dato il benservito.

Il 14 febbraio 2000 l'esperto Bruno Maciste Bolchi ne raccolse così l'eredità, assumendo il timone del Grifo, riportandolo nei piani nobili della classifica, vincendo la stracittadina (0-1, Carparelli) e rinfocolando qualche speranza-promozione. Nello sprint finale, l'apporto degli attuali biancocelesti non bastò: Mutarelli - che rimarrà fino al 2002 e si toglierà la soddisfazione di segnare in un derby - mise lo zampino nel successo sulla Pistoiese e nel pari col Brescia; Manfredini - prima di essere ceduto al Chievo, dove si consacrerà e sfiorerà l'azzurro - firmò invece il 3-2 in rimonta sul Ravenna. Tutto vano. Le sorti genoane erano ormai segnate: il '99-00 rossoblù si concluse con un sesto posto in chiaroscuro, cinque lunghezze dietro i cugini blucerchiati, quinti avviliti ad un punto dalla Serie A.

Federico Berlingheri
(Il Giornale, 11 gennaio 2008)

giovedì 10 gennaio 2008

Marotta mette i puntini sulle i: "Non c'è l'Inter dietro Cassano"

GENOVA - “Antonio Cassano è in prestito da noi e nell'eventualità di un riscatto rimarrà alla Sampdoria”. Beppe Marotta è perentorio, definisce “situazioni di fantasia” futuribili manovre di mercato in combutta con l'Inter e ribadisce la volontà - identica a quella del calciatore - di proseguire il rapporto cominciato lo scorso agosto. A margine della presentazione della quarta edizione del Progetto Liguria (collaborazione tra il settore giovanile della Sampdoria e le 14 società ad esso affiliate), l'amministratore delegato blucerchiato, oltre a rendere noto il neo-acquisto societario di Narciso Pezzotti - storico “secondo” di Boskov nel Doria più vincente di tutti i tempi e di Lippi a Germania 2006, che andrà a ricoprire il doppio ruolo di tutor tecnico delle formazioni giovanili e quello di talent-scout al fianco di Asmini e Paratici - ha fatto il punto su quello che potrebbe essere l'avvenire del Peter Pan di Barivecchia. “Abbiamo intenzione di costruire con lui un progetto - ammette Marotta -. L'ipotesi di tenerlo con noi rappresenta un'occasione straordinaria che esula dai programmi degli azionisti e dal piano industriale. Per tale motivo se ne dovrà parlare, con calma, e poi vedremo. A febbraio o a marzo ci incontreremo: la situazione è difficile, visto che gli impedimenti sono evidentemente di natura economica, ma cercheremo di trovare una soluzione”.

Soluzioni per il mercato di gennaio non sembrano invece essercene parecchie. E il dirigente doriano pare concordare: “Grandi colpi non se ne faranno o, per lo meno, non ne vedo all'orizzonte. Per quanto ci riguarda, non abbiamo intenzione di intaccare una rosa della quale siamo soddisfatti. È noto che ci servirebbe un difensore per puntellare la nostra retroguardia e in tal senso Rinaudo farebbe al caso nostro. Bisogna vedere, però, se il Palermo sarà disponibile ad una sua cessione. Budel? Sembrerebbe libero da vincoli col Cagliari, ma non credo che definiremo l'operazione di acquisizione anche perché a centrocampo siamo coperti”. Smentiti poi gli interessi per Zoboli e Locatelli, qualche pillola sul mercato in uscita. “Per quanto concerne Mirante - continua Marotta - dipende soltanto da lui”. Il che, in soldoni, significa: se vorrà andare lo lasceremo partire, se vorrà rimanere saremo ben contenti di averlo a disposizione. Stesso discorso per Andrea Caracciolo: “Ha già rifiutato i Glasgow Rangers. Ci sarebbero tre squadre inglesi interessate a lui, ma le sue preferenze non sembrano rivolte all'estero”. Conferme, infine, in tema di giovani: il ventenne ceco Marek Strestik, centrocampista offensivo del Brno, interessa parecchio; l'attaccante haitiano Bidre'Ce Azor, di ritorno dal prestito a Teramo, andrà al Castelnuovo Garfagnana, mentre Giovanni Taormina, esterno mancino classe '88 della Primavera di Fulvio Pea, potrebbe finire in prestito al Sorrento.

Federico Berlingheri
(Goal.com, 10 gennaio 2008)

mercoledì 9 gennaio 2008

Un po' di blucerchiato tra gli "hardmen" del "Sun"

C'è anche un po' di Sampdoria nella speciale classifica dei dieci calciatori più duri di tutti i tempi. La particolare - e verrebbe da dire opinabile - graduatoria di cattivi stilata dal “Sun” vede infatti al primo posto il centrocampista scozzese '70-80 Graeme Souness. L'ex “minaccioso” e baffuto Charlie Champagne di Middlesbrough e Liverpool, blucerchiato per due stagioni (dall'84 all'86, 78 presenze e 11 gol), come scrive il tabloid britannico, “ha collezionato cartellini rossi in Inghilterra, in Scozia e in Italia e ha quasi scatenato una sommossa popolare in Turchia, piazzando la bandiera del Galatasaray allo stadio del Fenerbahçe”: anche senza fratturare ossa o picchiare qualcuno, la palma del “peggiore”, secondo gli inglesi, gli spetta di diritto. A seguire Andoni Goikoetxea (killer basco di Maradona ai tempi del Barça) e Dave Mackay (mediano scozzese classe 1934); quarto e unico tra gli italiani, un altro baffuto ex doriano: si tratta di Romeo Benetti, a Genova nel campionato 1969-70 (30 presenze e 3 reti in blucerchiato), dipinto, in questa rassegna di macellai del pallone come una sorta di bestia sempre pronta a ruggire in linea mediana.

Federico Berlingheri

sabato 5 gennaio 2008

Cassani, la Samp e il mercato di gennaio

Il calciomercato ha sempre il suo fascino. Quello di gennaio poi forse ancora di più: un mese soltanto, molte aspettative, infinite speranze per raddrizzare campionati storti, nati male o per continuare a sognare in posizioni di classifica insperate alla vigilia. Storicamente, alla Sampdoria, grandi affari di “riparazione” non se ne sono mai visti. Anzi. Da quando Riccardo Garrone si è insediato alla guida della società, la sessione invernale di trasferimenti ha portato alle varie corti di mister Novellino dodici calciatori. Dal primo mese dell'anno 2003 a quello del 2007, Beppe Marotta e i suoi collaboratori hanno ingaggiato nell'ordine: Cassani, Miceli, Cipriani, Floro Flores, Pagano, Simone Inzaghi, Gasbarroni, Iuliano, Marchesetti, Colombo, Zotti e Ziegler. Tra questi, la palma del meno impiegato spetta senza dubbio al primo, al palermitano Mattia Cassani, che domenica tornerà a Marassi con la maglia rosanero.

Cresciuto nel vivaio della Juventus e prestato dai bianconeri al Doria a fine gennaio 2003, l'allora ventenne terzino destro di Borgomanero finì per disputare soltanto due presenze da titolare in Serie B: la prima a Terni, il 12 maggio 2003, la seconda - e ultima - a Verona, dodici giorni più tardi, a promozione già conquistata. Chiuso dal titolare Sacchetti e dalla sua riserva di lusso Sakic e abbonato alla panchina, nel bis di occasioni in cui fu chiamato in causa, Cassani riuscì - comprensibilmente - a dimostrare poco e nulla. A fine campionato, la Sampdoria lo lasciò partire senza rimpianti e la Juve - che lo aveva fatto esordire in Champions - lo dirottò, prima in prestito poi in comproprietà, all'Hellas Verona. Nei tre anni in gialloblù, dimostrando un'innata duttilità in ogni ruolo della difesa, e maturando parecchio, Cassani si mise in luce, ma non abbastanza per l'auspicato ritorno alla casa madre: ad accaparrarselo fu infatti il Palermo di Zamparini con cui, dall'estate del 2006, con alterne fortune, gioca a livelli medio-alti.

Federico Berlingheri
(Il Giornale, 5 gennaio 2007)

venerdì 4 gennaio 2008

Foti in prestito al Messina

La notizia era nell'aria già da qualche settimana, ma solo questa mattina, con l'apertura del calciomercato, è arrivata l'ufficialità: Salvatore Lillo Foti è passato in prestito dalla Sampdoria al Messina.

Classe '88, vent'anni da compiere il prossimo 8 agosto, nazionale Under 20, l'attaccante di Aci Catena, attualmente in comproprietà tra i blucerchiati e l'Udinese, si era già aggregato alla truppa giallorossa di Di Costanzo a partire dal 2 gennaio.

Col trasferimento in riva allo Stretto, Foti torna così in Serie B, dove lo scorso campionato, con la maglia biancorossa del Vicenza, in 23 partite aveva segnato 6 reti. Otto in 10 presenze le ha invece realizzate in questa prima parte di stagione con la Primavera doriana di Fulvio Pea.

Federico Berlingheri
(Goal.com, 4 gennaio 2008)